Crescono gli investimenti nell’adattamento climatico, ma solo il 15% delle aziende misura i rischi finanziari

Le imprese rafforzano gli investimenti in adattamento, resilienza e sicurezza delle risorse. Ma tra obiettivi net zero e capacità di misurare i rischi climatici resta un divario significativo, mentre l’AI apre nuove opportunità e criticità

Di Redazione

Trend e Scenari - Pubblicato il 25/09/2026Modifica

Crescono gli investimenti nell’adattamento climatico, ma solo il 15% delle aziende misura i rischi finanziari

L'adattamento ai cambiamenti climatici entra sempre più nelle strategie aziendali, lo dice il report “A World in Balance: The resilience reset” del Capgemini Research Institute. Il 68% dei dirigenti intervistati afferma infatti che la propria organizzazione lo considera una priorità per rafforzare la resilienza, in aumento rispetto al 56% rilevato nel 2025. La spinta arriva soprattutto dagli effetti già visibili del cambiamento climatico sulle attività: l'87% delle aziende dichiara di aver subito interruzioni delle supply chain legate a eventi climatici.

La quinta edizione dello studio descrive così un'evoluzione del ruolo della sostenibilità nelle imprese. Accanto alla riduzione delle emissioni, acquistano peso la continuità operativa, la sicurezza energetica, la disponibilità di acqua e materie prime e la capacità di mantenere operative le catene di fornitura.

Il report si basa su una survey condotta a giugno e luglio 2026 su 2.100 dirigenti di 701 aziende, con fatturato annuo superiore a 1 miliardo di dollari, in 13 Paesi di Nord America, Europa e Asia-Pacifico. La ricerca comprende inoltre una survey su 6.500 consumatori e interviste a 15 executive.

Risorse e resilienza entrano nelle strategie di business

La disponibilità di risorse essenziali sta modificando le priorità delle organizzazioni. Più di 7 dirigenti su 10 affermano che l'accesso a energia, acqua e materie prime esercita oggi una maggiore influenza sulle decisioni di sostenibilità rispetto agli obiettivi di riduzione delle emissioni.

Il tema idrico assume una rilevanza particolare. Il 61% degli executive ritiene che, nei prossimi cinque anni, la scarsità d'acqua possa rappresentare un vincolo alla crescita maggiore rispetto alla disponibilità di energia. Parallelamente, il 78% delle organizzazioni dichiara di integrare la resilienza energetica e delle risorse nella propria strategia aziendale.

L'indagine evidenzia però una distanza tra la percezione del rischio e la capacità di tradurla in dati economici. Soltanto il 15% delle aziende ha quantificato con precisione l'impatto finanziario delle interruzioni legate ai cambiamenti climatici. Poco più di un dirigente su quattro afferma inoltre che la propria organizzazione ha valutato i rischi climatici lungo l'intera catena del valore estesa o ha introdotto strumenti specifici per analizzarli.

Il livello di preparazione dichiarato è comunque migliorato: la quota di dirigenti che considera la propria azienda non adeguatamente preparata agli impatti climatici è scesa dal 54% del 2025 al 44% nel 2026.

L'83% delle aziende aumenterà la spesa per l'adattamento climatico

La maggiore attenzione ai rischi climatici si riflette anche nei piani di investimento. L'83% dei dirigenti prevede che la propria azienda aumenterà la spesa destinata all'adattamento climatico nei successivi 12-18 mesi.

Nel complesso, il 69% delle organizzazioni dichiara di aver ottenuto un ROI netto positivo dalle iniziative di sostenibilità. Il 64% afferma che gli investimenti in sostenibilità hanno contribuito alla crescita delle vendite, contro il 47% del 2025, mentre il 74% rileva un rafforzamento della propria brand equity.

Secondo il report, inoltre, le aziende hanno destinato nell'ultimo anno alla sostenibilità una quota media pari all'1,04% dei ricavi, superiore allo 0,8% inizialmente previsto.

Per le imprese manifatturiere e per i comparti ad alta intensità di asset, gli investimenti hanno avuto ricadute anche sull'operatività: quasi due terzi dei dirigenti affermano che hanno migliorato l'efficienza in condizioni di disponibilità limitata delle forniture.

Net zero, aumenta il divario tra obiettivi e attuazione

Se l'adattamento climatico guadagna spazio, la ricerca mette in evidenza difficoltà persistenti nell'attuazione degli impegni di decarbonizzazione.

Nel 2026 l'84% delle aziende dichiara di aver fissato obiettivi basati su dati scientifici, tre punti percentuali in più rispetto all'anno precedente. Tuttavia, soltanto il 42% ritiene di essere sulla traiettoria corretta per raggiungere gli obiettivi fissati per il 2030 o quelli intermedi.

Particolarmente evidente è il rallentamento sui programmi net zero. La quota di aziende che si dichiara in ritardo rispetto agli obiettivi è salita all'11%, dall'1% del 2025. Anche il rinvio degli obiettivi è aumentato: il 29% delle organizzazioni afferma di averli posticipati, contro l'8% dell'anno precedente.

A pesare è anche la difficoltà di ottenere dati completi lungo la catena del valore. La quota di aziende che dichiara di essere in grado di misurare e raccogliere dati relativi a tutte le emissioni Scope 3 è scesa dal 54% al 34% in un anno.

L'AI accelera le strategie di sostenibilità in azienda, ma resta difficile misurarne l'impatto

Un ulteriore elemento della trasformazione riguarda l'intelligenza artificiale. Quasi due aziende su tre dichiarano di utilizzare l'AI per sostenere le proprie strategie di sostenibilità, mentre oltre un terzo utilizza o prevede di utilizzare sistemi di AI agentica per iniziative in questo ambito.

Le applicazioni comprendono l'ottimizzazione delle supply chain, l'efficienza energetica, il reporting e la previsione dei rischi climatici. Secondo Capgemini, il 71% degli executive ritiene che i benefici della GenAI superino il relativo impatto ambientale.

Al tempo stesso, la misurazione dell'impronta ambientale dell'AI rimane limitata. Quasi la metà dei dirigenti afferma che l'utilizzo dell'intelligenza artificiale ha determinato un aumento significativo delle emissioni di gas serra. Solo poco più di un terzo delle aziende misura invece i consumi energetici dei sistemi e dei carichi di lavoro AI e la relativa impronta carbonica.

Il quadro delineato dal Capgemini Research Institute mostra quindi una sostenibilità sempre più legata alla resilienza operativa: la gestione dei rischi climatici, l'accesso alle risorse e la continuità delle attività diventano componenti della strategia aziendale. Rimane però aperta la questione della capacità delle imprese di trasformare questa crescente consapevolezza in misurazione, investimenti e risultati verificabili.

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