Le banche europee hanno ormai consolidato i green bond come strumento di raccolta sul mercato, ma il loro potenziale nel finanziare la transizione energetica resta in larga parte inespresso. È quanto emerge dal rapporto European banks’ green bond gap dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis (IEEFA), che ha analizzato le strategie di finanziamento verde delle 47 maggiori banche europee.

Gli istituti considerati gestiscono complessivamente oltre 35 mila miliardi di euro di attivi. La maggior parte ha adottato un framework per i green bond, ha effettuato emissioni e pubblicato informazioni sull’allocazione dei proventi. Nel complesso, le istituzioni finanziarie rappresentano circa il 30% delle emissioni di green bond in Europa.

Il problema, secondo IEEFA, riguarda soprattutto la scala delle emissioni. I green bond in circolazione presso le banche analizzate rappresentano infatti una quota ancora ridotta rispetto alla raccolta obbligazionaria e agli attivi complessivi. Lo strumento, quindi, non ha ancora raggiunto una dimensione tale da modificare in modo significativo l'allocazione dei capitali nei bilanci bancari.

Rinnovabili, meno capitali ma maggiore impatto

La seconda criticità riguarda la destinazione dei proventi. Le banche continuano a concentrare una parte significativa delle risorse raccolte attraverso i green bond nell’edilizia residenziale, soprattutto attraverso il finanziamento o rifinanziamento di mutui legati a immobili che rispettano determinati requisiti di efficienza energetica.

Secondo l’analisi IEEFA, gli edifici verdi assorbono circa il 70% dei proventi allocati, mentre alle energie rinnovabili va circa il 20%. La distribuzione cambia radicalmente quando si considera l’impatto climatico: le rinnovabili rappresentano circa il 90% delle emissioni evitate attribuite ai green bond analizzati, mentre gli edifici verdi contribuiscono per circa il 3%.

La differenza dipende anche dalla natura degli interventi finanziati. Un immobile che possiede già caratteristiche energetiche conformi ai criteri di eleggibilità può essere rifinanziato attraverso un green bond senza che vengano necessariamente realizzati nuovi interventi di riqualificazione. Nel caso delle rinnovabili, invece, il finanziamento può essere direttamente collegato alla realizzazione di nuova capacità produttiva da fonti pulite.

Reti elettriche e infrastrutture ancora poco finanziate

Il rapporto evidenzia inoltre una carenza di investimenti in alcune infrastrutture considerate essenziali per la transizione energetica europea. Tra queste figurano soprattutto le reti elettriche, la cui modernizzazione e il cui potenziamento sono necessari per integrare una quota crescente di energia rinnovabile.

Secondo IEEFA, gli investimenti nei sistemi energetici puliti rappresentano soltanto circa un quarto dei proventi complessivamente allocati attraverso i green bond delle banche analizzate. Le reti risultano in particolare sottorappresentate, nonostante gli istituti di credito abbiano già rapporti consolidati con i principali operatori europei della trasmissione elettrica.

Per IEEFA, quindi, la questione non riguarda soltanto l'aumento dei volumi di green bond, ma anche la capacità delle banche di ampliare il portafoglio di attività eleggibili e indirizzare maggiormente i finanziamenti verso gli investimenti necessari alla transizione.

Green bond, il quadro italiano

Nel campione analizzato da IEEFA figurano Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banca Monte dei Paschi di Siena, Banco BPM e BPER Banca.

Tra gli istituti italiani, Intesa Sanpaolo è quello che emerge con maggiore evidenza nell’analisi dell’impatto dei green bond. La banca figura tra i primi dieci istituti europei per emissioni evitate associate ai propri green bond, con circa 1,6 milioni di tonnellate di CO₂ evitate secondo i dati riportati nel rapporto.

Il quadro degli altri istituti italiani è invece meno marcato. MPS ha emesso green bond nel novembre 2025, ma al momento della rilevazione utilizzata dallo studio non aveva ancora pubblicato il relativo report di allocazione. UniCredit, Banco BPM e BPER Banca sono comprese nel campione europeo, senza però rientrare tra gli istituti che concentrano la quota maggiore dei finanziamenti in rinnovabili ed efficienza energetica.

La sfida è collegare green bond e piani di transizione

Per IEEFA, il mercato dispone ancora di margini significativi di crescita. Le banche possono aumentare le emissioni facendo maggiore ricorso agli asset verdi eleggibili non ancora allocati e identificando ulteriori esposizioni finanziabili attraverso strumenti green.

Il passaggio successivo riguarda però l’integrazione dei green bond all’interno delle strategie complessive di finanza sostenibile, pianificazione della transizione e gestione dei rischi. L'obiettivo è fare in modo che la raccolta attraverso obbligazioni verdi sia maggiormente collegata alle esigenze di investimento della transizione europea, anziché limitarsi a rifinanziare gli asset verdi già presenti nei bilanci.

L’analisi IEEFA indica quindi una questione centrale per il mercato: la maturità dello strumento finanziario non coincide ancora con la sua piena capacità di orientare i capitali verso gli investimenti con maggiore impatto sulla decarbonizzazione.