La Commissione europea ha compiuto un passo importante verso un modello di data center green, presentando un sistema comune di classificazione pensato per aumentare la trasparenza sui consumi energetici e idrici dei data center e favorirne un'integrazione più sostenibile nel sistema elettrico continentale.

Perché la sostenibilità dei data center è diventata prioritaria

I data center rappresentano un tassello essenziale del futuro digitale europeo: rafforzare la capacità di calcolo del continente è considerato strategico per l'indipendenza tecnologica e la sovranità digitale dell'Unione. Non a caso Bruxelles punta a triplicare la capacità dei data center nei prossimi cinque-sette anni.

Una crescita di questa portata, però, porta con sé sfide concrete. Oltre all'aumento dei consumi energetici, un numero maggiore di data center può mettere sotto pressione le reti elettriche e le risorse naturali, in primis l'acqua, contribuendo anche a un incremento delle emissioni di carbonio. Secondo i dati riportati nel provvedimento, nel 2024 i data center dell'UE hanno consumato circa 68 TWh di elettricità: una cifra che, trainata dalla diffusione dell'intelligenza artificiale, potrebbe quasi raddoppiare entro il 2030, superando il 3% della domanda elettrica complessiva dell'Unione.

"Triplicare la capacità dei nostri data center non può significare triplicare la pressione sulle nostre reti, sulle nostre risorse idriche e sulle nostre bollette energetiche. Tutto inizia con la trasparenza, valutando i grandi data center in base al loro impatto sul nostro sistema energetico. Efficienti, flessibili, alimentati da ulteriore energia pulita e con il riutilizzo del calore di scarto: ecco come i data center possono diventare una risorsa per la transizione energetica dell'UE", afferma Teresa Ribera, Vicepresidente esecutiva per una transizione pulita, giusta e competitiva

Come funziona il nuovo schema di rating per data center sostenibili

Per limitare questi impatti, oggi, 21 settembre, la Commissione ha proposto un regolamento delegato che introduce un sistema comune di etichettatura energetica per i data center. Lo schema riguarderà i singoli impianti con una capacità superiore ai 500 kW e terrà conto anche del contributo dei data center alla rete elettrica, ad esempio attraverso il riutilizzo del calore di scarto, l'aggiunta di capacità di generazione da fonti pulite e la flessibilità nei consumi.

Il potenziale è notevole: riutilizzare circa la metà del calore di scarto prodotto dai data center europei equivarrebbe a coprire l'intero fabbisogno di riscaldamento di circa 4 milioni di famiglie europee. Data center sostenibili, flessibili e ben progettati, capaci di adattare i propri consumi alle condizioni della rete, possono inoltre contribuire ad abbassare i costi complessivi del sistema elettrico, migliorare la stabilità della rete e favorire l'integrazione delle rinnovabili.

Nel dettaglio tecnico, il provvedimento si basa sulle classi di Power Usage Effectiveness (PUE) e Water Usage Effectiveness (WUE), già introdotte da un precedente regolamento delegato del 2024, e prevede la generazione automatica di un'etichetta elettronica da parte del database europeo sui data center, sulla base dei dati già comunicati dagli operatori. Un approccio pensato esplicitamente per non gravare di ulteriori oneri amministrativi né gli Stati membri né i gestori degli impianti.

Verso i green data center, le prossime tappe

Il regolamento delegato è ora sottoposto a un periodo di controllo di due mesi da parte del Parlamento europeo e del Consiglio, che potranno opporsi all'atto ma non modificarne il testo. Le prime etichette di sostenibilità per i singoli data center sono attese nel 2027, mentre una prima revisione dello schema è prevista entro la fine del 2028 per valutarne l'efficacia ed eventuali margini di miglioramento; le revisioni successive sono previste ogni tre anni.

Parallelamente, per creare mercati di riferimento per servizi e asset digitali sostenibili e sostenere ulteriormente l'integrazione dei data center nel sistema energetico, la Commissione ha avviato una consultazione pubblica su standard minimi di prestazione, aperta fino al 14 dicembre 2026.

Con questo intervento, Bruxelles punta a rendere il tema del data center green una leva concreta di trasparenza e competitività, offrendo per la prima volta a industria, consumatori e Stati membri informazioni affidabili per orientare scelte più sostenibili nel settore digitale.